Il marketing, si sa, non è una materia affascinante.
Aggiungi una certa dose di affaticamento umorale dovuto al tempo pessimo, che promette neve ma che poi tiene le sue nuvole stitiche a coprire il sole: che senso ha?
Uffa.
La sala di sociologia è un ambiente rilassante, anche troppo. So che ho il Venerdì di Repubblica che mi aspetta al sicuro nella mia borsa. La tentazione di scaricare musica sfruttando il wifi universitario si è rivelata una finta chance, dato che non so usare i programmi che ho installato e mi sa che si sono premurati, loro, le divinità dell'ufficio informatico, di non lasciarci contravvenire nessuna legge in materia di copyright. miseria. Ho anche fame, ed è universalmente noto che con la fame non si può studiare. Non arriva glucosio al cervello.
Ci sono delle macchinette al secondo piano, ma, sebbene offrano scelte di qualità, non posso comunque permettermi di mangiare poco prima della presunta cena. Ora, non sono una maniaca salutista, ma nemmeno un'ignava.
No, tutti gli input mi urlano di fuggire, di spegnere il computer e fingere di non avere le possibilità materiali di studiare in queste condizioni.
E invece no.
Provo.
Riverisco,
e continuo.
ECM
venerdì 16 novembre 2007
giovedì 25 ottobre 2007
domenica 12 agosto 2007
oh Crystal Ball, Crystall Ball.
Forte di un'altra domenica lavorativa, durante la qualce ci hanno concesso per sbaglio il contatto con il mondo esterno, scrivo.
Su viamichelin ho cercato il percorso a ritroso per tornare a Ferrara.
E' frizzante la sensazione di un viaggio di undici ore dividendo l'abitacolo con le persone dalle quali ti sei discretamente allontanata.
Ha un che di grottesco, no?
Comunque.
(come un accalappiacani, l'Interpol, Alias, und so weiter)
Le prossime giornate le passero' a raccogliere musica da importo.
Su viamichelin ho cercato il percorso a ritroso per tornare a Ferrara.
E' frizzante la sensazione di un viaggio di undici ore dividendo l'abitacolo con le persone dalle quali ti sei discretamente allontanata.
Ha un che di grottesco, no?
Comunque.
(come un accalappiacani, l'Interpol, Alias, und so weiter)
Le prossime giornate le passero' a raccogliere musica da importo.
lunedì 2 aprile 2007
Capitolo 1 - La verita'
Su questo blog scrivo solo quando non so che fare.
Si vede.
E' lo stesso problema che ho con le foto, le faccio solo quando mi annoio.
Dunque, e' sempre meglio che non torni con le Foto delle Vacanze.
Salvo qualche rara eccezione.
Si vede.
E' lo stesso problema che ho con le foto, le faccio solo quando mi annoio.
Dunque, e' sempre meglio che non torni con le Foto delle Vacanze.
Salvo qualche rara eccezione.
lunedì 26 marzo 2007
Diario di una prefica.
Circa tredici giorni di presunto limbo.
Si', mi sono convinta che, dato che ho salutato una parte importante del mio mondo barcellonse che e' partita alla volta della sua vita, la mia vita ha subito un ammanco.
E' tristemente vero che la bellezza e' negli occhi di chi guarda, perche' io e la mia ottusita' siamo uscite, ci siamo dato al comune intrattenersi, ma le cose vissute hanno un gusto diverso. Non e' piu' la stessa cosa.
E' come viaggiare per mesi, ma con la consapevolezza di avee una casa e delle persone dalle quali tornare. Una sensazione di perfetto incastro tra il te stesso iperattivo e vichingo- alla scoperta di nuove percezini del mondo- e il te stesso intimo e ricettivo- ovvero l'apparato digerente e pensante di cio' che ti accade.
Potersi sedere su di un divano e condividere le proprie impressioni, i propri tentativi di contatto con questa cultura, godendo della comodita' che il parlare con una persona a te affine comporta. Ovvero: il non doversi dilungare in spiegazioni a te ovvie e accontentarsi con serenita' di un cenno della testa per sapere che ci si e' capiti. Bene.
Ora, questo servizio non c'e' piu'.
Da pigra disfattista ho gia' deciso che niente sara' mai piu' come prima.
E cosi' come odio quando gli altri si rigirano nel loro dolore invocando distrutti il mai piu', quando arriva il mio momento mi tratto invece come una quarantenne a dieta.
Dopo aver portato il lutto per tre giorni, dunque, ho provato-con parsimonia- ad uscire di nuovo, ma il disgusto nel vedere che il mondo si divertiva noncurante delle mie tragedie mi ha potrato a rinchiudermi un altro paio di giorni in casa.
Ho vagato per le strade di questa citta', notando con invidia i gruppi di giovani che cianciavano spensierati, rimembrando con gusto quando lo facevo anche io.
Uno di quei fermo-immagine sfumati da cartone giapponese.
Insomma, debbo ricominciare.
Sono talmente svuotata -pobrecita!-che non ho nemmeno la forza di farmi promesse di grandi rivoluzioni, come da copione.
Purtroppo, sento che potrei provare con calma, per una volta, la prima, forse.
Senza arraffare con compulsivita' ogni miraggio.
Pruvegna.
Si', mi sono convinta che, dato che ho salutato una parte importante del mio mondo barcellonse che e' partita alla volta della sua vita, la mia vita ha subito un ammanco.
E' tristemente vero che la bellezza e' negli occhi di chi guarda, perche' io e la mia ottusita' siamo uscite, ci siamo dato al comune intrattenersi, ma le cose vissute hanno un gusto diverso. Non e' piu' la stessa cosa.
E' come viaggiare per mesi, ma con la consapevolezza di avee una casa e delle persone dalle quali tornare. Una sensazione di perfetto incastro tra il te stesso iperattivo e vichingo- alla scoperta di nuove percezini del mondo- e il te stesso intimo e ricettivo- ovvero l'apparato digerente e pensante di cio' che ti accade.
Potersi sedere su di un divano e condividere le proprie impressioni, i propri tentativi di contatto con questa cultura, godendo della comodita' che il parlare con una persona a te affine comporta. Ovvero: il non doversi dilungare in spiegazioni a te ovvie e accontentarsi con serenita' di un cenno della testa per sapere che ci si e' capiti. Bene.
Ora, questo servizio non c'e' piu'.
Da pigra disfattista ho gia' deciso che niente sara' mai piu' come prima.
E cosi' come odio quando gli altri si rigirano nel loro dolore invocando distrutti il mai piu', quando arriva il mio momento mi tratto invece come una quarantenne a dieta.
Dopo aver portato il lutto per tre giorni, dunque, ho provato-con parsimonia- ad uscire di nuovo, ma il disgusto nel vedere che il mondo si divertiva noncurante delle mie tragedie mi ha potrato a rinchiudermi un altro paio di giorni in casa.
Ho vagato per le strade di questa citta', notando con invidia i gruppi di giovani che cianciavano spensierati, rimembrando con gusto quando lo facevo anche io.
Uno di quei fermo-immagine sfumati da cartone giapponese.
Insomma, debbo ricominciare.
Sono talmente svuotata -pobrecita!-che non ho nemmeno la forza di farmi promesse di grandi rivoluzioni, come da copione.
Purtroppo, sento che potrei provare con calma, per una volta, la prima, forse.
Senza arraffare con compulsivita' ogni miraggio.
Pruvegna.
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